Eh???

12 Nov

ehUna vita per cercare di evitarlo perché “non è buona educazione”, perché “non sta bene”, perché piuttosto è meglio dire “scusa, non ho capito, potresti ripetere?” e poi pure gli scienziati ce lo dicono. Secondo una recente ricerca olandese, il più efficace verso che io abbia in vocabolario, “eh?”, non solo sarebbe una delle poche, forse l’unica, “parola” diffusa in tutte le lingue del mondo, ma sarebbe in uso praticamente da sempre, o almeno fin dall’esistenza delle prime forme di comunicazione primordiali.

“Eh?” – che in inglese suona “Huh?”, in spagnolo “E?“, in  tedesco “He?” e in cinese “A?” – è il modo più rapido che l’umanità ha trovato per dire “Ops, c’è un problema, non sono in grado di rispondere in modo appropriato.” Insomma il modo più rapido per segnalare che qualcosa non va. Insomma, il modo più rapido per nascondersi dietro a un dito

Ecco qua. Ancestrale e globale. Ma anche intergenerazionale, democratico, senza distinzioni di genere. Poveri e ricchi, giovani e adulti, uomini e donne; non fa differenza, tutti ci siamo nascosti, di certo più di una volta, dietro a un “eh?”.

Quante volte, adolescenti strafottenti, abbiamo assunto la tipica espressione da “questo è pazzo” guardando i nostri genitori, con l’occhio sbilenco, il naso arricciato e tra i denti un mugugnato “eh????” (i punti interrogativi sono direttamente proporzionali al pathos della situazione e al grado di assurdità percepita rispetto al divieto parentale imposto ndr)? E quante volte a scuola, interrogati in una qualsivoglia materia dopo aver passato il pomeriggio precedente ovunque fuorché davanti ai libri, abbiamo cercato di prendere tempo con un balbettato e reiterato “eh??” (qui i punti interrogativi variano in base alla faccia tosta del pronunciante ndr)? Quante volte poi, in più “matura” età, ci siamo nascosti dietro a un “eh?” quasi sussurato e, negli anni tanto affinato da diventare verosimilmente di sincero stupore, quando rientrando a casa il nostro partner ci ha posto davanti a domande fatidiche quanto retoriche del tipo “Amore hai comprato il pane?” o “Ti sei ricordata di pagare la bolletta che scadeva oggi?”

Insomma, che la specie umana si è evoluta incredibilmente non ce lo dimostrano solo le scoperte in campo medico, scientifico, tecnologico o astrofisico. Ce lo dimostra forse più di ogni altra cosa la lingua. Perché un verso generato istintivamente e istintivamente tramandato fin dall’era primordiale per comunicare all’altro che non possiamo capirlo e che dunque non possiamo rispondere alla sua richiesta, si è trasformato nel corso dei milenni nel modo più veloce e facile di evitare di ammettere la propria incapacità e il proprio fallimento cercando di ribaltarlo sull’altro.

Potere dell’interpretazione.

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