“Falchetti”, basta la parola…

15 Nov

Premesso che io di politica non voglio parlare, non ora non qui, e che nemmeno mi reputo la persona più informata sui fatti, mi diverte leggere in questi giorni dei tanto chiacchierati “falchetti” del Pdl che spopolano su tv, web e blog, ricordandomi in fondo che tutto il mondo è paese e che esistono modelli che si ripetono in quasi ogni contesto e società.

Diciamo che visti da fuori i “falchetti” altro non appaiono che giovani figli di papà, amici di gente con qualche aggancio in politica, con tipico abbigliamento da “fashion victims” e modi di porsi abbastanza “atteggiosi”. Non sembrano cime, non sprigionano carisma o pillole di genialità, ma ovviamente è giusto lasciare a tutti il beneficio del dubbio, soprattutto tenendo conto che, poco più che adolescenti, sanno presumibilmente poco o niente della vita reale.

Allora, “reclutare facce nuove” è un concetto di per sé positivo se non fosse che spesso – come tanti altri concetti – viene mistificato, frainteso nel suo senso profondo, male interpretato e di conseguenza male usato, finendo per avvicinarsi più al concetto di casting che ad altro. Forse si dovrebbe partire già dall’espressione: “reclutare cervelli nuovi” sarebbe già più funzionale…

Comunque… Al di là delle due risate che uno, con un pizzico di cattiveria, può farsi ascoltandoli parlare in tv – in fondo i giornalisti sono bestie crudeli e sanno che tasti andare a toccare per far passare l’immagine che hanno in testa preventivamente –  ciò che più mi ha divertita è stata la reazione dei giovani militanti del partito che stanno fronteggiando con alquanto malcelato disprezzo – invidia, forse? paura? – questi ragazzini «senza alcuna esperienza mandati in tv per rappresentare a mala pena se stessi». Perché si sa, «la politica è soprattutto sacrificio e militanza». Leggo le parole di alcune di loro dall’articolo del Corriere.

Ebbene cari giovani militanti del Pdl… benvenuti nel club! Benvenuti in un mondo dove uno si fa il mazzo per anni, dopo aver studiato, lavorato e studiato contemporanemente, e poi ancora lavorato, e nonostante questo si trova imprigionato in un lavoro sottopagato, spesso contrattualmente sottostimato e che ciononostante deve ringraziare di avere, sentendosi anche in colpa per essere stato forse a volte, scusate non volevo, troppo choosy, almeno col pensiero.. Sì però… non ho ancora coperto le spese per lo studio coi soldi che guadagno lavorando da 6 anniSssshhhh…. no scusate, non volevo, era per dire, cioè io lo so che sono fortunata, c’è chi sta peggio.. c’è chi non ha lavoro… 

Benvenuti nel club, a guardare approdare i “falchetti” – che se il nome appioppato loro ha una connotazione così palesemente negativa non è colpa mia, ma se a loro (loro falchetti, Santanchè, Berlusconi, Pdl e quant’altri) anche solo lontanamente piace, beh, possono essere paragonabili solo a quelli della casa dei Serpeverde di Hogwarts (Harry Potter docet… ndr). Che poi in questo caso il Cappello Parlante sarebbe la Santanchè?? E Berlusconi chi sarebbe? Salazar Serpeverde?? Ok, ok non ci incasiniamo…

In ogni caso, benvenuti nel club! Perché i “falchetti” sono dappertutto. Io ne incontro ogni giorno anche qui, nella parte del mondo lontana dai riflettori e dalla scena pubblica. E la colpa non è loro, ma di una società che li seleziona ante causam, predestinandoli a un futuro brillante prima ancora che si verifichi una qualsivoglia condizione che spinga il resto del mondo ad attestargli un qualche specifico merito.

E non è che il resto del mondo sia fatto solo di gente gretta, meschina e invidiosa,  che ce n’è anche quella, che rosica a prescindere. Il fatto è che il resto del mondo è fatto anche di gente che non ha nulla in contrario se quelli in gamba si fanno vedere, si fanno sentire, vengono messi sotto un riflettore, perché quelli in gamba quando trovano il loro posto aiutano tutti, la società intera, solo vorrebbero che tutte le persone in gamba avessero le stesse opportunità e che il farsi vedere, il farsi sentire, l’essere sotto a un riflettore dipendesse da una loro capacità, da un loro merito reale.

“Meglio non avere ciò di cui s’è meritevoli, che essere immeritevoli di ciò che si ha.” (Arturo Graf)

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