Archivio | dicembre, 2013

“LA” scelta, ovvero raggiungere la consapevolezza di donna

19 Dic

Il Natale si avvicina e il mio consueto conto alla rovescia quest’anno segna anche un altro momento: quello che, a tutti gli effetti, vedrà il mio passaggio a “donna”.

Dico “donna” in quanto essere umano propenso per natura al sacrificio, alla rinuncia, alla generosità incondizionata e all’adattabilità.

Questo rito di passaggio di solito si compie attraverso una scelta. Si tratta delLA scelta, non una scelta qualunque, “LA” scelta“LA” scelta può assumere forme diverse di vita in vita, di donna in donna, ma ciò che la configura come “LA” scelta sta nella natura delle sue opzioni. Le opzioni della scelta (sempre la suddetta, con l’articolo maiuscolo) sono due.

L’opzione numero uno prevede, sempre sotto varie forme, di continuare a essere un individuo autonomo e indipendente, di rimanere insomma in quel limbo che rappresenta la fase della vita nota anche come “libertà”, durante la quale, sganciatisi dalla “dipendenza dalla famiglia di origine”, possiamo essere noi stessi e nient’altro che questo, una sorta di monade (almeno per le questioni logistiche e  pratiche, si intende). Questa fase di norma dura pochi anni e tra le sue caratterstiche più universalmente note e apprezzabili conta: libertà di cenare all’ora che si desidera e perfino di non cenare; libertà di rincasare la notte all’ora che si desidera e perfino di non rincasare; libertà di alzarsi all’ora che più aggrada nel weekend e perfino di non alzarsi affatto dal letto per un giorno intero; libertà di passare una serata in pigiama piangendo davanti alla TV mangiando schifezze perché abbiamo avuto una giornata storta in ufficio senza che nessuno cerchi di consolarti e senza doveri verso nessuno; libertà di portare a dormire chi si desidera; libertà di tornare al nido familiare per festività e vacanze, facendosi coccolare senza dover alzare un dito e senza sensi di colpa e via discorrendo.

Questa fase tendenzialmente dura fino a quando non si ricade nella trappola della “dipendenza”, che nella sua seconda stagione si configura di solito come dipendenza autoimposta. Si tratta infatti della dipendenza da una nuova famiglia, della quale siamo noi stessi i fautori, che parte da una coppia e può prevedere un’evoluzione numerica che determina poi, in modo direttamente proporzionale, il grado di profondità della stessa.

Da qui ha origine l’opzione numero due appunto, che tante donne finiscono inevitabilmente per selezionare, a volte anche senza renedersene conto nell’immediato, assoggettandosi a quella che, volenti o no – femministe di tutto il mondo non me ne vogliate – è la nostra natura appunto, ovvero quella di individui estremamente portati ad adattarsi per amore.

Questo momento, qualunque sia la forma che nella vita di ciascuna possa prendere, risulta essere spesso doloroso per almeno due motivi: primo perché ci dimostra di non essere immuni o “diverse” dalle altre; secondo perché ci rivela quello che la nostra vera natura ha in serbo per noi: una strada di montagna, fatta di panorami spettacolari e soste rifocillanti in calde baite, ma comunque lunga, faticosa e in salita.

La mia scelta, il mio rito di passaggio arriva agghindato di lucine. Babbo Natale quest’anno ha deciso di regalarmi “la conoscenza” della mia natura. Per la prima volta nella mia vita quest’anno seguirò il mio uomo nella sua terra natale per trascorrere il Santo Natale, nonché il mio compleanno, con lui e la sua famiglia. Complici questioni logistiche oggettive, per la prima volta nella mia vita non passerò queste due giornate di festa in famiglia, o almeno all’interno del mio nucleo familiare originario. Stravolgerò le mie abitudini, le mie tradizioni, i miei affetti per non separarmi dalla mia dolce metà, per dare inizio a una nuova tradizione di Natale, la nostra.

Dopo questo Natale niente sarà più come prima e io lo so. Certo, l’ultimo dell’anno lo passeremo dai miei, certo il prossimo anno, scambieremo le parti per passare il Natale da me e poi spostarci da lui, certo in uno dei prossimi e forse non lontani anni, rimarremo a casa nostra per le feste invitando tutti da noi. Le opzioni poi saranno tante, ma in ogni caso nulla sarà più come prima. E chi ci è passata lo sa.

Non si tratta di scegliere tra famiglia e compagno, si tratta di capire che è arrivato QUEL momento in cui la tua famiglia si allarga e comprende in modo stabile anche lui e la sua famiglia.

E allora non mi resta che accettare le conseguenze della mia scelta, le conseguenze dell’amore, e augurare a tutti buon Natale.