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A parlar di stelle con il naso all’insù

11 Nov

indexL’ultima eclissi dell’anno, la cometa che sarà visibile sotto Natale, il pianeta più simile alla Terra mai scoperto, Curiosity e il suo “esilio” su Marte, Luca Parmitano e la sua missione sulla Stazione Spaziale Internazionale. Questi sono i miei piccoli ammutinamenti quotidiani.

Nonostante scriva in una testata online con focus su telecomunicazioni, tecnologia, mondo social e web, tra una review sul nuovo smartphone dell’azienda X, un articolo sulla nuova tariffa dell’azienda Y e uno sull’ultimissimo restyling del social network Z, infilo qua e là articoli che dire off-topic è dire poco. Eppure se lo faccio è perché penso sia importante.

Da piccola sfogliavo per ore i volumi dell’enciclopedia (ndr Esiste ancora nelle case l’enciclopedia??? Io nella mia non ce l’ho) che parlavano di pianeti e costellazioni e mi incantavo davanti a immagini che non erano altro che piccoli rettangoli scuri punteggiati di luce. Sognavo di fare l’astronauta, ma era un sogno di quelli che si fanno sapendo di sognare. Crescendo non ho mai davvero immaginato di andare nello spazio, eppure ricordo l’emozione pura quando, munita di vetrino protettivo, vidi la mia prima eclissi solare; i preparativi  “a festa”, tutti riuniti in balcone per assistere allo spettacolo, il senso di unicità del momento, il mistero di un mondo di fenomeni tanto grande e incontrollabile e lontano e potente, capace di far oscurare il cielo a notte e di far chiudere i fiori. Un’emozione che, in piccolo, provo ogni estate, quando intorno a San Lorenzo mi piazzo per ore in terrazza, aspettando una stella cadente con il naso all’insù, fino a che i muscoli del mio collo non implorano pietà, facendomi vedere ben altre stelle.

Mi piace parlare di stelle perché sono una delle poche cose in grado di incantare anche gli adulti, di provocare quello stesso stupore che rende i bambini capaci di guardare con meraviglia tutto quello che li circonda.

Così scrivo di stelle per raccontare, con parole mie, dell’universo, dell’ignoto. Del “lontano milioni di anni luce” che poi è un po’ come il “c’era una volta”, solo che questo è pura immaginazione infarcita di realtà, quello invece è realtà che riempiamo di sogni e fantasie.

Così tra tutte le super tech novità, i miei articolini sullo spazio spuntano sempre tra “i più letti”. E io non mi stupisco. Lo so perché. Perché tanti, come me, hanno sognato di fare l’astronauta “da grande”. E tanti altri hanno sognato almeno una volta di poter arrivare a viaggiare sulla luna, o di imbattersi in un alieno, e comunque tutti hanno guardato almeno una volta con il naso all’insù, verso il cielo, e si sono persi in quell’immensità, stupendosi, immaginando, sognando. Sognando che da quell’ immenso e infinito possa sbucare un giorno qualcosa di inaspettato.

La tecnologia immagina un futuro che via via, poi, rende reale. Bello. Ma a volte è bello anche immaginare qualcosa di indistinto, qualcosa che forse non diventerà mai realtà, ma che in quella lontana immensità, di cui noi vediamo solo la punta dell’iceberg, potrebbe anche esistere.

Per questo io continuo con i miei piccoli ammutinamenti quotidiani, per questo continuo a puntare il naso all’insù, verso l’infinito…

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno XXXIV, 139).

Peggy day – nr. 1

10 Ott