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Contro la violenza sulle donne: i numeri che raccontano

25 Nov

Oggi è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. La violenza. Non che abbia genere la violenza. Non che si debba discriminare anche su questo, sulla violenza. La violenza è violenza e ogni giornata dovrebbe essere contro la violenza senza distinzione di genere.

Però succede che i numeri, le cifre raccontino di quella sulle donne in un modo che non si può ignorare. Chi pensa che i numeri siano freddi sbaglia. Questi numeri sono caldi, parlano, raccontano, descrivono. Descrivono la vita di tante, di troppe. Descrivono le sensazioni: quelle di un amore tradito, dell’entusiasmo perduto, della gioia lasciata lentamente scivolare via. Descrivono di quando alla fine smetti di cercare, smetti anche solo di pensare che in fondo potresti meritare di più, che potresti ancora essere felice. Raccontano una resa, che prima di essere resa fisica, prima che il corpo ceda alla violenza, subisca l’inevitabile realtà anatomica per cui quasi sempre un corpo maschile è più forte di uno femminile, è resa psicologica.

Non è necessariamente il fatto di essere più deboli. È il fatto di abbandonarsi a questa resa, di scegliere di mollare, di aver allentato i pugni che prima erano stretti e aver detto basta. È il fatto di aver guardato negli occhi qualcuno che ami e non averlo più trovato. È questo che ci frega più del resto a noi donne, perché prima di capire che ce ne dobbiamo andare ci proviamo, fino in fondo, fino alla fine, perché per noi, con o senza fede al dito, è sempre “finché morte non ci separi”. Solo che qui succede troppo spesso che la morte arrivi.

E i numeri ce lo dicono. Ci dicono che in Italia nel 2013 ogni due giorni è stata uccisa una donna. Praticamente un giorno sì e uno no: 179 in tutto, 122 in famiglia, dalle mani di chi un tempo le ha abbracciate, le ha accarezzate, uccise dalle mani di un marito, di un compagno, di un ex. La maggior parte a “mani nude”, per le percosse, strangolate, soffocate. È così che lo scorso anno è morta ammazzata una donna su tre.

La violenza familiare in Europa è la prima causa di morte: questo significa che “un marito, un fidanzato, un convivente uccidono più di un incidente stradale, di un tumore, della depressione, o di qualsiasi disgrazia vi venga in mente”.

Significa anche che le donne sono diventate sempre più le vittime designate dell’omicidio. Non lo sono sempre state, no. Prima avevamo meno diritti, meno libertà, meno spazio, però (forse proprio per questo??) ci uccidevano meno. Ci mantenevamo “low profile”, per così dire… O forse ci accorgevamo meno dell’errore, dell’orrore, di quell’ingiustizia immane di passare dall’essere oggetto d’amore all’essere l’oggetto (per eccellenza, con la “O” maiuscola) della frustrazione, dello sfogo, della rabbia. Ma oggi, che il mondo ci offre quasi tutto, possibile che siano proprio le persone che abbiamo scelto per starci accanto a togliercelo? Possibile che sia proprio il libero arbitrio a fregarci?

Sono numeri che raccontano storie e per questo è giusto ascoltarli. Perché contro questo genere di violenza, questa violenza di genere, bisogna combattere e proteggersi tutti, uomini e donne.

Dell’essere, del divenire, dell’apparire e… dell’odiare

7 Mar

2Ci saranno momenti in cui maledirai il fatto di essere donna. I peli da togliere, i capelli da tingere, il trucco, l’idea del tacco e le sue dolorose conseguenze, per non parlare di QUEI giorni, già quei giorni… Odierai essere donna quando ti arriveranno per la prima volta (e poi una volta al mese per tutti i mesi a venire), quando ti crescerà il seno e i compagni di scuola ti prenderanno in giro e quando poi non ti crescerà più e ti prenderanno in giro comunque. Lo odierai quando lui non ti richiamerà, ripetendoti che è perché noi donne siamo più sensibili, che ci affezioniamo troppo presto, che crediamo a tutto. Odierai essere donna quando sarai costretta a metterti in tiro x farti notare a una festa, mentre lui in jeans e maglietta sarà comunque un figo da paura o quando quei due chili in più, messi su a Natale, ti faranno sembrare una balena, mentre lui sembrerà solo “in salute”. Lo odierai tantissimo quando sentirai i tuoi colleghi maschi fare battute da bar e ridere con il tuo capo, per poi zittirsi appena arrivi tu, piccolo fragile fiorellino. Lo odiavi anche da piccola quando notavi quella complicità da spogliatoio tra tuo padre e tuo cugino che tanto desideravi e dalla quale eri esclusa a priori per il fatto di essere donna.

Odierai essere donna quando ti accorgerai che gli uomini pensano che, quando siete sole, voi donne parliate solo di smalti e depilazione (che a volte è pure vero) e ancora di più quando la tua migliore amica avrà un attacco di gelosia nei tuoi confronti e non ti parlerà per giorni, mentre agli uomini basta una partita di calcetto per risolvere tutto.

Lo odierai quando, decidendo come vestirti per la serata, sceglierai le scarpe basse se devi tornare a casa da sola coi mezzi, perché così se serve puoi correre più velocemente…

Lo odierai spessissimo, considerandolo a volte quasi un handicap, desiderando di frequente di essere nata uomo, per poter andare in giro per il mondo con il tuo carattere forte, deciso, a volte spavaldo, senza che gli altri ti taccino di essere acida o prepotente, solo per il fatto di aver chiaro in testa ciò che sei.

Ma poi arriveranno gli altri momenti – molti di più, vedrai – quelli in cui capirai che, essere donna, tanto quanto essere uomo, forse di più, è un dono. Saranno tanti e spesso molto meno universali, perché più veri e personali. Ci sarà la maternità, certo, ma ci saranno anche le entrate gratis nei locali e i drink pagati da chi ti vuole abbordare (cose che comunque schifo non fanno), le rose rosse; ci sarà quella complicità speciale tra donne, che magari è più rara e meno goliardica, ma che quando si trova è speciale perché parla di secoli condensati in una consapevolezza condivisa. Ci saranno questi momenti e tanti, tanti altri, ma al di là di questi, un’altra cosa capirai che ti consolerà.

Infatti capirai che agli uomini probabilmente capita quanto a te di odiare il fatto di essere uomini: la barba da fare tutti i giorni per andare in ufficio; l’abito con giacca e cravatta anche quando ci sono 40 gradi; i capelli brizzolati da tenersi, ché tingersi “non è da uomo”; QUEI giorni che magari li potesse avere, ma li ha lei e può usarli come scusa per essere insopportabile… Forse odieranno essere uomo quando si imporranno di aspettare per richiamarla, perché è più da figo “tenebroso e impossibile” e magari poi perderanno un’occasione. E penseranno “magari essere donne”, quando si infileranno il solito jeans, la solita maglietta e il solito paio di scarpe sia per farsi un giro in centro che per andare a ballare.

Forse desidereranno, ogni tanto, non dover ruttare più forte degli altri per ridere con gli amici o che le donne smettano di pensare che tra maschi si parla solo di calcio, tette e motori (che non sia così???), o vorranno potersi permettere, qualche volta, di piangere o di fare una scenata con un amico invece di passarci sopra con una pacca sulla schiena in spogliatoio.

Insomma, donne o uomini, forse siamo tutti, almeno a volte, “vittime” della società e delle sue imposizioni, così frequentemente simili a stereotipi e caricature, ma così fortemente vincolanti e radicate.

“Donne non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna.” Così scriveva Simone de Beauvoir e credo che – almeno in questo la parità dei sessi pare proprio venga rispettata – il discorso valga sia per le donne che per gli uomini.